Concerto estivo (1 e 2)

L'estate vincendo regina
comanda lassù la cicala
e l'aria vibrante declina
la spuria melòde che ammala.
Tetragona nota di guerra
discende dagli alberi il suono,
eterno perdura e ci afferra
per ore, contrario del tuono.

Ritorna, ribatte, risuona
tra foglie d'intrico infinito
l'arpeggio dell'ora ormai nona
condotta da un pizzico a dito.
Insiste di sé calda l'aria
percossa nel gioco sonoro,
spandendosi attorno non varia
nemmeno pretende decoro.

L'estate così è sovrana:
sovrasta di pazze cicale
la maga stagione ben strana
nel ritmo tedioso, ci assale.
Si ascolta ridenti nel sole
d'amore un frinire di pene,
pensieri suscitanti viole,
s'appressa e li spegne Selene.

Eburneo conduce a noi l'astro
benigna e di fresco la notte,
il viso di grande alabastro
ci scorda le nenie interrotte.
D'attesa si saturan l'ore
deposte al ritorno del caldo,
sospende l'orchestra il furore
e cova un ritorno ribaldo.

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